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Da:
Rossana Ferulli
Mercoledì 02 Dicembre 2009 ore 10:28:13
Alla spett. redazione di DIRITTO INDUSTRIALE.Gentilmente volevo sapere se il 23/11/09,vi è arrivata email su modulo elettronico,per quesito marchi e brevetti poichè durante l'invio viè stata un abbassamento di corrente.GRAZIE email;royalservice@live.it
Da:
m.cicchitti@bccvaldisangro.com
Domenica 22 Novembre 2009 ore 21:37:21
sono un inventore che ha in essere la registrazione di un brevetto pct che aveva ricevuto tutti i riconoscimenti e pagato le dovute tasse di registrazione ma poi per disguidi di segreteria ci siamo accorti di non aver pagato piu i diritti di registrazione internazionali mentre in italia è ancora in vige . volevo sapere se in qualche modo si possano recuperare i diritti del brevetto in oggetto . ringrazio per la gentile collaborazione .
Da:
L'Europa vara i brevetti sul software.
Giovedì 07 Maggio 2009 ore 16:50:46
Tratto da punto-informatico.it
Il software diventa brevettabile in modo non dissimile da quanto avviene negli USA. I ministri europei riescono a modificare il voto del Parlamento europeo che si era espresso contro. L'Italia, che si era detta contraria, si è astenuta. Il Governo italiano che nelle scorse ore con una serie di lettere tra ministri si era detto contrario alla legge europea sulla brevettabilità del software, al momento cruciale ieri si è astenuto: con un colpo di mano maturato nelle ultime settimane il Consiglio europeo dei ministri sulle Competitività è riuscito a far passare una direttiva che introduce la brevettabilità più ampia per il software in Europa. Sulla scia di quanto già accade negli Stati Uniti. Non sono bastate, dunque, le mobilitazioni che per lunghi mesi sono state alimentate dai sostenitori del software libero e delle libertà digitali, non sono bastati i richiami al buon senso da parte di intellettuali e operatori informatici e, soprattutto, non è bastato il voto dell'Europarlamento. Il fatto che l'assemblea di Strasburgo avesse con chiarezza bocciato la brevettabilità all'americana, e lo avesse fatto perché apparivano ormai chiarissimi i rischi che rappresentava, non è stato sufficiente. Ciò è accaduto, evidentemente, per le complesse procedure comunitarie e per il ruolo di secondo piano che il Parlamento europeo riveste rispetto alle decisioni dei ministri dei paesi membri. Non è un caso che proprio nelle scorse ore medesimo destino e percorso abbia seguito un altro provvedimento, quello sul trasferimento agli USA dei dati relativi ai passeggeri europei. Non solo, il Consiglio ha annullato le modifiche di Strasburgo su molti degli aspetti più controversi. Con il voto di ieri, dunque, il mercato del software europeo entra in una nuova fase, dove le imprese potranno brevettare programmi e parti di essi e dove gli sviluppatori indipendenti dovranno trovare nuovi modus operandi, aggirando quei brevetti laddove possibile o pagando le royalty a chi li avrà registrati. Ieri il ministro all'Innovazione italiano Lucio Stanca ha voluto diramare una nota affermando che la direttiva approvata è "contraria non solo agli interessi tipici italiani e delle piccole e medie imprese del settore informatico ma, in generale, crediamo che più si consente il ricorso al brevetto nel software e più si limita il suo sviluppo". Stanca ha anche voluto giustificare l'astensione italiana affermando che "dal Consiglio dei ministri sulle Competitività è uscita una direttiva che, seppure modificata in parte su iniziativa italiana, è ancora insufficiente e lascia ampi spazi di incertezza. Per questo il nostro Paese si è astenuto". La speranza di Stanca è che in "successivi passaggi, nuovi esami del testo possano ulteriormente correggerlo e migliorarlo". Immediata è giunta ieri la critica di Marco Cappato, l'europarlamentare della Lista Bonino che da mesi sta combattendo tanto sul fronte della privacy europea quanto su quello dei brevetti. Proprio due giorni fa Cappato aveva chiesto un intervento forte di Stanca contro quanto stava maturando al Consiglio europeo. "Dopo l'accordo raggiunto ieri dalla Commissione europea sul trasferimento dei dati dei passeggeri negli USA - ha dichiarato Cappato - oggi i Ministri UE hanno approvato la brevettabilità del software. Su entrambi i provvedimenti, il Parlamento europeo si era espresso in direzione opposta, con un voto sofferto uscito da mesi di dibattito. Non stupisce che la Commissione e il Consiglio abbiano dunque scelto un momento di "vuoto" parlamentare per assumere decisioni che si scontrano frontalmente con la volontà dell'unica istituzione direttamente eletta, nella speranza di poter mettere la nuova assemblea di Strasburgo di fronte al fatto compiuto". "È proprio il caso di dire - ha concluso Cappato - che quando non c'è il gatto parlamentare, i topi delle burocrazie europee ballano." Duro anche il commento del senatore dei Verdi Fiorello Cortiana, secondo cui "con un colpo di spugna il Consiglio europeo dei ministri ha approvato la direttiva sulla brevettabilità del software, come se la democrazia non contasse nulla, come se il Parlamento europeo fosse un soprammobile". Secondo Cortiana, Microsoft avrebbe sponsorizzato la presidenza irlandese contribuendo così "a questa scelta di una gravità assoluta". "Questa direttiva - ha affermato Cortiana - è sbagliata nel merito e nel metodo perché blocca, di fatto, l'intero sistema dell'ICT europeo e indebolisce la competitività europea. Oggi si è compiuto un vero e proprio sfregio alla democrazia europea consentendo di brevettare l'alfabeto della conoscenza nell'era digitale. Ora occorre un impegno di tutti, sia a livello nazionale sia europeo, per porvi rimedio".
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Al via i siti legali di poker on line in Italia. Ma non mancano le polemiche.
Lunedì 08 Settembre 2008 ore 16:38:47
Ne avevamo annunciato l’imminente lancio qualche tempo fa. Ora il poker, nella sua variante texana denominata Texas Hold’em, che ha catturato l’attenzione di migliaia di telespettatori rapiti dalle partite trasmesse in TV, sta per sbarcare su Gioco Digitale, la prima piattaforma italiana che consentirà agli utenti di giocare e ricevere vincite legali in denaro. È stata l’AAMS (Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato), in estate, a dare il via libera per la legalizzazione dei tavoli verdi on line, fissando un limite ben preciso al tetto di puntata massimo: non più di cento Euro. E subito due aziende, Gioco Digitale e Microgame, avevano aperto le loro sale virtuali, senza la possibilità di puntare alcuna somma di denaro, ma al semplice scopo di testare i sistemi e di accaparrarsi la clientela. E già allora le associazioni dei consumatori avevano annunciato ricorsi per impedire l’apertura delle sale on line. In queste ore il Codacons ribadisce la propria contrarietà alla legalizzazione del poker on line: «Chiunque, in qualsiasi momento e in qualunque posto si trovi, attraverso Internet può partecipare ai tornei sul web. Tornei che, sì èvero, prevedono un tetto massimo di 100 euro alle puntate, ma illimitato appare il numero di tornei a cui un giocatore può partecipare». A rischio, secondo l’associazione dei consumatori, i bilanci familiari: è noto, infatti, che tali giochi producano spesso assuefazione, così come è noto che si siano verificati casi di persone che si sono rovinate economicamente. Ciò che sfugge un po’ a tutti, però, è il fatto che sono già 200 mila gli italiani che partecipano illegalmente al poker on line sui siti esteri, nonostante questi risultino spesso irraggiungibili dal web nostrano. Un caso anomalo, quello italiano, visto che in altri Paesi europei non ci sono limitazioni in tal senso e le sale virtuali sono una realtà assodata, che consente agli Stati di incassare introiti utili a riempire le casse nazionali. Visto che la legalizzazione è un dato di fatto, si potrebbe pensare anche di far sì che le giocate effettuate sui siti esteri possano produrre vantaggi economici per lo Stato italiano e trovare, almeno, una soluzione di compromesso.
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Contratti telefonici-Internet: si può cambiare senza penale.
Lunedì 08 Settembre 2008 ore 16:38:47
Le società di telefonia non possono imporre penali alle imprese e ai professionisti per recessi anticipati di contratti. Lo aveva stabilito la legge Bersani e lo sostiene l’associazione dei consumatori ADUC in una nota, interpretando una recente disposizione dell’Agcom, l’Autorità garante per le comunicazioni. Significa, in sostanza, che gli studi professionali e le piccole imprese possono scegliere di cambiare gestore telefonico per i servizi di telefonia e di connettività a Internet senza rischiare alcun addebito o penale in caso di rescissione anticipata di un contratto stipulato con la compagnia che intendono abbandonare. Secondo l’ADUC l’Agcom ha stabilito una volta per tutte la giusta interpretazione della legge 40/07 (Legge Bersani). Per l’associazione dei consumatori tutti gli operatori di telefonia, di reti televisive e di comunicazioni elettroniche hanno usato per anni una strategia volta a dissuadere migliaia e migliaia di imprese e professionisti dal cambiare gestore, minacciando l’obbligatorietà di pagare i canoni fino alla scadenza naturale dei contratti o penali da 400 euro e oltre. Ora questa modalità di comportamento, segnalata più volte non solo da ADUC, ma anche da altre associazioni a tutela dei consumatori, in quanto praticata anche a discapito di privati cittadini, dovrebbe scomparire dalle strategie delle compagnie di comunicazione. Nel caso tale pratica dovesse continuare a esistere, professionisti e piccole imprese possono opporsi alle richieste degli operatori telefonici tramite una raccomandata di messa in mora, con la quale si intima la cancellazione della cifra ingiustamente addebitata.
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Multato per la prima volta un blog Italiano per la famosa legge sull'editoria on line.
Lunedì 16 Giugno 2008 ore 10:10:44
Per la prima volta in Italia è stato applicato per un sito web la contestata legge sull'editoria secondo la quale un sito che viene aggiornato con carattere periodico deve essere registrato come testata giornalistica, avere un direttore professionista ed essere iscritto all'apposito album.
Politici e "garanti dell'Internet italiano" avevano affermato che la norma, pur esistendo per una "funesta" legge passata e mai rivista, non sarebbe mai stata "de facto" applicata.
E in realtà, come al solito, quando conviene applicarla, vi è sempre un giudice che giustamente fa rispettare le leggi dello Stato Italiano.
Nessuna ironia, nessuna polemica: se la legge esiste un magistrato la può e deve farla rispettare.
Ma il problema di fondo in questo caso non è solo ricordare che tale legge senza senso deve essere eliminata, ma è comprendere se dietro alla denuncia di questo sito web, o per meglio dire blog, non esiste altri interessi ben più scabrosi e delicati che possono arrivare fino allalimitazione del diritto di libertà di pensiero e di stampa.
Il blog di cui stiamo parlando è del noto storico Carlo Ruta intitolato " “Accade in Sicilia” che si occupa di analizzare fatti ed eventi accaduti nella bellissima isola con uan ricostruzione storica maniacale con documenti e fonti originali frutto di anni e anni di ricerche che ogni giorno proseguono.
Alla Polizia Postale di Catania è stata fatta pervenire una denuncia contro il blog dello storico rivendicando il fatto di non essere una testeta giornalistica registrata pur aggiornando il sito periodicamente.
La Polizia Postale, svolgendo come al solito il suo lavoro nel modo migliore, non ha potuto che constatare il fatto e trasmettere la documentazione alla magistratura che ha inflitto una multa a Carlo Ruta parlando addirittura di "stampa clandestina".
Il famoso storico non ci sta e in divrse interviste rilasciate parla di oscurantismo, blocco della libertà di stampa e di pensiero probabilmente per aver dato fastidio a qualcuno, in particolare il suo ultimo lavoro che progressivamente stava venendo messo online
Nel mio blog - afferma lo storico - io ho fatto ampie ricostruzioni, con una documentazione dettagliata e in parte inedita sul caso di Giovanni Spampinato, il giornalista, colaboratore dei quotidiani "l'Ora" e "l'Unità" che nel 1972, a soli 22 anni, fu ucciso a Ragusa mentre stava portando alla luce, in un'inchiesta su un delitto, un rilevante intreccio di affari e malavita...". "Solo in Cina e a Cuba questo è avvenuto..."
In queste ore il movimento dei blogger più attivi in Italia si sta muovendo in modo deciso a tuti i livelli e sembra prossima anche una interrogazione parlamentare sulla vicenda.
Sperando anche che qualche politico si impegni a far cancellare questa incredibile legge sull'editoria che in Italia tuttora esiste e che, come abbiamo visto,in particolari contesti e momenti può essere applicata.
Da:
Studio CELSUS
Lunedì 28 Aprile 2008 ore 10:11:15
Per informazioni su come tutelare il suo trovato (data la complessità dell'argomento trattato) le conviene senza impegno contattare l'incaricato Rino Sebastiani Tel. 0587 734105 - Cell. 349 7420601. Distinti saluti
Da:
iannetti mario
Mercoledì 23 Aprile 2008 ore 20:25:23
come brevettare e come sapere i costi da sostenere? grazie
Da:
Aumentano le denunce per diffamazione attinenti a siti web e blog
Giovedì 06 Marzo 2008 ore 09:38:29
La mancanza di una legislazione adeguata impedisce alla giurisprudenza italiana di fare chiarezza su cosa si può scrivere in un blog e cosa no. In questo senso la polizia postale rivela che ultimamente la quantità di denunce per diffamazione attinenti a siti Web e blog è in continua crescita.
Uno dei problemi principali è se il gestore di un blog è responsabile anche dei contenuti di lettori che inseriscono i propri commenti. Se un blog viene inteso come una testata giornalistica di cui il gestore è il direttore responsabile, allora ha responsabilità anche sui contenuti postati da terzi. Ma questa assimilazione è tutt’altro che assodata, anzi il popolo della rete è pressoché unanime nell’affermare che il blog non è in nessun caso una testata giornalistica, ma solo un canale di espressione del libero pensiero.
Anche i collegamenti ad altri siti sotto forma di link o di esplicita citazione di frammenti di testo possono costituire motivazione utile a generare una denuncia per diffamazione. Si cita un altro blog o una testata giornalistica in cui una certa persona è vittima di dichiarazioni infamanti ed ecco che si è subito denunciati.
Gli effetti di questa facilità a ricorrere alla querela per attaccare siti e blog ritenuti scomodi sono, nel caso più rapido, l’immediata chiusura del sito o del blog. Ma nei casi più lunghi e controversi l’apertura di un procedimento giudiziario spesso privo di vero significato e basato su fatti del tutto aleatori. Quello che invece non è aleatorio è l’intasamento della macchina giudiziaria con azioni processuali spesso del tutto vacue e senza logica, condotte in nome della difesa del prestigio personale di chi, spesso, esplica il proprio potere in azioni tutt’altro che lecite o pulite.
Vero è che fino alla condanna espressa da una sentenza in cassazione un cittadino va ritenuto comunque innocente, ma l’eccessiva libertà nello sporgere querele anche contro chi semplicemente commenta un fatto o un’opinione pronunciata da altri rischia di essere un vero e proprio limite per la libertà di espressione in un paese democratico. E non è capzioso ricordare che gli stati in cui la libertà di parola è più ridotta puntano proprio a oscurare Internet e i suoi canali proprio attraverso strumenti di carattere giudiziario...
Da:
La direzione
Martedì 05 Febbraio 2008 ore 18:25:40
Per informazioni su come tutelare il suo trovato (data la complessità dell'argomento trattato) le conviene senza impegno contattare l'incaricato Rino Sebastiani Tel. 0587 734105 - Cell. 349 7420601. Distinti saluti
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